UN ATTUALE AL NOSTRO “WE SERVE” di Arcangelo Santuccio *


Gli avvenimenti convulsi che caratterizzano questa nostra epoca, richiedono vigili ed attente presenze.

Il continuo e rapido mutamento dei complessivi equilibri sociali, impone alle organizzazioni che si prefiggono finalità filantropiche, davvero impegnate, la necessità di definire regolari piani strategici, al fine di tracciare il corso futuro delle attività, partendo dalla odierna situazione; un mezzo per delineare la direzione da intraprendere e per precisare cosa fare, come e per chi.

Tenersi aggiornati e mantenere i contatti con la realtà è per noi un’esigenza.

Il lionismo non può mai fermarsi.

Un’associazione vocata a largo raggio ai bisogni umanitari, che non si rinnova, confermandosi ai tempi, è destinata all’estinzione.

La società è oggi segnata da una competitività che minaccia di travolgere tutto e tutti. Una incontenibile crescita dell’individualismo contribuisce ad affievolire sempre più il senso civico e la condivisione dei valori.

Il diffuso mancato rispetto delle regole dalle quali dipende il nostro vivere, disorienta ed inquieta. Assale il timore che l’uomo tenda sempre più a dimenticare di essere “cittadino” e che va abituandosi a vivere in una società priva di “socialità”.

Facciamo molte cose (anzi troppe) ma nessuna di essere riesce ad attirare localmente l’attenzione della gente. Non si riesce a far sapere che ci siamo anche noi.

Pur valutate le differenziate scelte di taluni dei temi che vengono dibattuti, l’entusiasmo e la carica umana profusi, quello che non può non impensierirci è il perdurare del deficit di partecipazione alla vita della comunità e la noncuranza dei rapporti con le istituzioni.

Uno scollamento che rende inattivi i meccanismi di partecipazione alla vita sociale, preclude azione politiche vere ed impedisce di offrire nuove idee per la città.

È il sistema gestionale dei club che si dimostra incapace di nutrirsi delle dinamiche sociali, di porsi all’altezza delle sfide del tempo e di impegnarsi utilmente per la costruzione di una società normale, ripulita dal sudiciume che ci circonda.

Nonostante le ricorrenti iniziative della Sede Centrale, anche attraverso il susseguirsi dei messaggi dei Presidenti Internazionali, l’impegno dei Governatori e dei loro Vice, il tutto finalizzato all’adeguamento delle attuali concezioni operative dei club a favore del territorio, non si riesce a conseguire risultati.

Solo esiti cosmetici.

Si continua a fingere di non conoscere che la nostra MISSION (recentemente riformulata al Board Meeting di New Delhi – Gennaio 2007) nella sua brevità inizia con il far risaltare il nostro prioritario dovere di servizio (“permettere a volontari di servire la propria comunità”) e che solo nella sua interezza, esprime la vocazione dei lions alla internazionalità.

E  non si tiene  conto che l’esigenza di una approfondita, vasta e seria riflessione sul grande tema dell’impegno sociale che il lionismo deve doverosamente svolgere, nasce dalla necessità di formulare appropriate indicazioni che possano offrire un’adeguata risposta alla domanda proveniente dall’attuale stato di generale, inquietante degrado.

Già in passato, in tempi di crisi meno tristi del presente, i nostri club, in piena coscienza del ruolo delle libere creazioni della vita associativa, essenziali “organi intermedi” che contribuiscono  a rendere libero l’individuo, hanno saputo proporsi, non come organi residuali, ma con la consapevolezza e la fierezza che derivano dal principio di “sussidiarietà”, e ben collegati tra loro hanno saputo sostenere le ragioni della collettività, in leale ed aperta collaborazione con le istituzioni.

Positivi risultati sono stati raggiunti come dimostrato dalla larga messe di dati sulle attività svolte e successi ottenuti, oggi sempre meno conosciuti nella loro importanza dalla maggioranza dei soci.

Un modello che non è stato un mito. È stata un’ordinata sperimentazione, un metodo che merita di essere imitato ed assunto a regola costante.

Concluso il ciclo pluridecennale del “nuovo corso” del lionismo in Italia, la cui definizione è già scrigno di storia passata necessita oggi riconsegnare alla comunità un lionismo rilanciato ed ottimistico, adeguato ai tempi ed alle generali nuove aspettative.

Sia ogni club, allora, tante volte detto! La coscienza morale operativa della propria comunità. Segua quanto accade e non lesini la critica costruttiva, né suggerimenti a quanti hanno la responsabilità della cosa pubblica. Non un “je accuse” ma un “suggeriamo” “sarebbe opera meritoria” o altro. Che se portato con umiltà derivante dall’essere del vero a chi di competenza, possa far capire il nostro interesse a contribuire al bene civico e morale. Ma non lasci dubbio sul fatto che siamo anche disposti a superare i limiti del bon ton per portare le cittadinanze a sapere che un gruppo di persone di buona volontà ama il proprio paese e lo vuole, bello, buono e giusto.

Complicato? Meno di quanto non sia organizzare tavole rotonde, quadrate conviviali, seminari elitari: tutti interessanti ma molte volte fini a se stessi.

“In rebus adversis cognoscitur homo” (l’uomo si conosce nel momento di avversità).

È il momento! Facciamo conoscere.

(così Pino Grimaldi – in THE LIONS –n. 1- Gennaio 2010, pag.15)

Una rinunzia al dovere di partecipazione alla vita sociale, o se si vuole all’esercizio di tale diritto sarebbe un fatto rischioso per il nostro tempo.

*Leadership certificata



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