TUTELA E CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITA’ FLORISTICA E FAUNISTICA DELLE FORESTE di Luigi Savarino *

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per “sostenere l’impegno di favorire la gestione, la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle foreste di tutto il mondo”, ha proclamato l’anno “2011 – Anno Internazionale delle Foreste”.

La protezione delle foreste, infatti, deve essere una priorità della comunità internazionale dal momento che la deforestazione è ritenuta la causa di circa il 20% delle emissioni mondiali di gas all’origine dell’effetto serra e del surriscaldamento del Pianeta.

E non solo. Una foresta, ricca di biodiversità, offre un habitat a centinaia di organismi diversi.

Attualmente il 30% del terreno mondiale è coperto da boschi, ma neanche il 10% sono foreste primarie. Questo perché ogni anno vengono deforestati 13 milioni di ettari (ovvero 10 km quadrati) di bosco primario, mentre i 6 milioni di ettari di rimboschimento sono privi di biodiversità (come rileva l’UFZ, Centro di ricerca ambientale di Lipsia).

L’Italia, dopo aver adottato la “Strategia Nazionale per la Biodiversità”, al vertice di Nagoya, durante la Decima Conferenza delle Parti della Convenzione Internazionale sulla Biodiversità (COP10), ha annunciato di avere stanziato 100 milioni di euro per sostenere la “Partnershipp REDDplus” (Reducing Emissions from Deforestation and Degradation in Developing Countries), l’iniziativa internazionale contro la deforestazione nei Paesi in via di sviluppo.

La “Strategia Nazionale per la Biodiversità” è articolata in quindici specifiche aree di lavoro. La quinta area di lavoro riguarda “la gestione, la conservazione e lo sviluppo sostenibile” delle Foreste.

Le foreste italiane sono tra le più ricche a livello europeo, ospitando 117 specie differenti soltanto nello stato arboreo (2/3 del patrimonio floristico europeo). Al contempo ben 10 delle 14 categorie forestali ritenute più rappresentative della variabilità ecologica forestale del continente europeo (EEA, 2006) sono presenti nel nostro Paese. A questa variabilità delle comunità forestali si associa una componente floristica e faunistica estremamente ricca.

La superficie forestale italiana è stimata in 10.673.589 ettari, pari al 34,7% del territorio nazionale. Considerando la contrazione delle aree agricole e pastorali (la SAU dal1992 al 2002 è diminuita del 10,8%), la superficie stimata risulta in progressivo aumento.

La maggior parte dei boschi italiani è rappresentata da sistemi semplificati da un punto di vista strutturale (es. cedui, fustaie con specie autoctone con struttura e/o composizione semplificata, popolamenti di origine artificiale di specie autoctone) con ridotta variabilità di età e stadi successionali.

Estremamente rari e di fatto poco conosciuti, sono invece quei lembi di foresta che, seppur utilizzati in passato, hanno sviluppato caratteri di “vetustà” a seguito di un periodo sufficientemente lungo di assenza del disturbo antropico. Essi sono ritenuti hot spot per la conservazione della biodiversità, garantendo un habitat idoneo alla conservazione di comunità edafiche ricche e diversificate.

Anche i boschi urbani (urban forest), pur costituendo una percentuale minima della copertura forestale italiana, rappresentano peculiari serbatoi di biodiversità floristica e faunistica. Ed allo steso modo, le formazioni forestali associate alle colture agrarie (agro forest) nella specificità del loro ruolo, rappresentano nicchie naturali di particolare valenza in termini di conservazione della diversità biologica.

La protezione delle foreste europee è attualmente incentrata sulla Gestione Forestale Sostenibile (GFS). La Gestione Forestale Sostenibile viene definita come “ la gestione corretta e l’uso delle foreste e dei terreni forestali nelle forme e a un tasso di utilizzo che consentano di mantenere la loro biodiversità, produttività, capacità di rinnovazione, vitalità e una potenzialità che assicuri, ora e nel futuro, rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello nazionale e globale e non comporti danni ad altri ecosistemi”. (Helsinki, 1993).

In Italia, come in altri paesi mediterranei, una delle principali minacce alle risorse forestali e alla loro diversità biologica sono gli incendi, per la quasi totalità di natura dolosa e associabili al crescente fenomeno dell’abbandono gestionale ed alle alterazioni climatiche già intervenute. Secondo gli esperti l’aumento della temperatura media e la diminuzione delle precipitazioni, soprattutto nel periodo estivo, rischiano di aumentare la frequenza e la severità del fenomeno. Ne consegue un indiscusso danno ambientale che si concretizza nella perdita di diversità biologica dei suoli, nella diminuzione della resilienza, nella perdita di gran parte dei servizi eco sistemici forniti dalle foreste. Quanto detto conferma come attualmente, la minaccia più seria per il patrimonio boschivo italiano, anche considerati i cambiamenti climatici in atto, rimane il fuoco, con circa 9.200 incendi all’anno ed una media di 100.000 ettari di territorio danneggiati o distrutti, di cui circa la metà di aree boscate.

Le principali criticità per la conservazione della biodiversità forestale nel nostro paese sono così sintetizzabili:

  • il crescente numero di incendi che determinano una situazione critica, aggravata dall’abbanono di circa la metà dei boschi italiani e dall’effetto dei cambiamenti climatici;
  • l’incremento delle fitopatologie sistemiche, fungine ed entomologiche;
  • l’espansione delle aree urbanizzate e delle infrastrutture con conseguenti fenomeni di frammentazione, isolamento e accresciuta vulnerabilità di alcuni tipi di habitat forestali, soprattutto costieri e planiziali;
  • l’espansione di alcuni tipi forestali di specie alloctone invasive (Robinia pseudo acacia, Ailanthus altissima, Prunus serotina) a scapito di boschi di origine naturale;
  • la progressiva marginalizzazione e l’abbandono colturale dei sistemi di gestione forestale paesaggistica, ambientale e culturale;
  • la riduzione dell’efficacia della componente forestale nella regimazione delle acque con conseguenze, spesso, di dissesto idrogeologico (smottamenti, alluvioni, frane..);
  • la difficoltà a valorizzare i servizi non monetari offerti dalle risorse forestali, cioè le esternalità positive per la collettività: tutela eco sistemica, idrogeologica, paesaggistica, assorbimento e stoccaggio del carbonio, servizi estetico-ricreativi, preservazione delle economie locali a filiera corta ecc..);
  • la scarsa promozione del ruolo svolto dalle formazioni forestali fuori foresta per la conservazione della biodiversità in paesaggi di matrice agricola;
  • la carenza di forme integrate di gestione bosco fauna, con particolare riferimento agli ungulati, soprattutto nei complessi ambientale mediterranei;
  • l’attuazione di forme razionali di esercizio del pascolo in bosco che tengano conto della rilevanza di un carico sostenibile e necessario per il mantenimento dell’apertura delle radure e delle chiarie.

Sulla base delle criticità la “Strategia Nazionale per la Biodiversità” identifica i seguenti obiettivi specifici, da conseguire entro il 2020:

  • cogliere le opportunità di sostegno offerte dalle misure forestali presenti nei Piani di Sviluppo Rurale (con particolare riferimento alle misure silvo ambientali ed alle indennità Natura 2000);
  • salvaguardare l’integrità territoriale, la superficie, la struttura e lo stato fitosanitario del patrimonio forestale nazionale assicurando una continua azione di monitoraggio dello stato di conservazione delle foreste che possa rilevare precocemente eventuali problematiche;
  • tutelare le diversità e complessità paesaggistica e biologica degli ecosistemi forestali valorizzarne la connettività ecologica, anche attraverso interventi di rimboschimento svolti secondo criteri moderni e rispettosi della diversità genetica; attuare misure finalizzate all’adozione di sistemi di produzione forestale in grado di prevenire il degrado fisico, chimico e biologico dei suoli forestali;
  • contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici migliorando il contributo degli ambienti forestali al ciclo del carbonio;
  • promuovere il ripristino ed il mantenimento dei servizi eco sistemici delle formazioni forestali con particolare riguardo alla funzione di difesa idrogeologica, di regimazione delle acque e del mantenimento della loro quantità e qualità;
  • ricostituire il potenziale forestale danneggiato da eventi climatici, fitopatie e incendi con specie autoctone, anche se non a rapido accrescimento;
  • promuovere forme di gestione integrata bosco fauna, nella consapevolezza che la fauna selvatica è componente essenziale degli ecosistemi forestali;
  • incentivare e sostenere forme razionali di pascolamento, che tengano conto del carico sostenibile, per garantire l’armonia tra processi biologici e socio economici interagenti ai fini della salvaguardia del bosco;
  • sensibilizzare l’opinione pubblica e le amministrazioni ai vari livelli territoriali sull’opportunità di valorizzare i servizi non monetari offerti dalle risorse forestali;
  • incrementare il processo di certificazione forestale, con particolare riguardo ai due marchi presenti in Italia, FSC e PEFC.

Strumenti di intervento in ambito internazionale ed europeo

La Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED), tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, ha dato concretezza al concetto di Gestione Forestale Sostenibile (GFS), definendone le tre principali dimensioni: ecologica (conservazione delle risorse boschive), sociale (impatti sociali positivi) ed economica (efficienza nell’organizzazione dell’offerta dei prodotti o dei servizi forestali).

ü  La Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD) riconosce un ruolo di primaria importanza alle misure forestali come strumento di lotta alla desertificazione.

ü  Nel Protocollo di Kyoto del dicembre 1997 viene riconosciuto alle foreste un ruolo significativo nelle politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici principalmente per la loro capacità di fissazione del carbonio e di produzione di energie alternative a quelle fossili il cui uso è alla base dell’emissione dei gas ad effetto serra.

ü  Nel corso della Sesta Conferenza delle Parti (COP) firmatarie della Convenzione sulla Biodiversità, tenutasi all’Aja (Olanda) nell’aprile 2002, è stata adottata la decisione VI/22 che nell’allegato I contiene un programma di lavoro espanso per la conservazione della biodiversità forestale. Esso sottolinea l’importanza della complessa conservazione della biodiversità, anche in relazione al rapporto foreste-clima ed all’importanza della gestione forestale sostenibile.

ü  Il Processo Paneuropeo delle Conferenze Ministeriali per la Protezione delle Foreste in Europa Europa, è stato avviato nel 1990 con lo scopo di promuovere la protezione e la gestione sostenibile delle foreste nell’intero continente europeo.

ü  Con la comunicazione della Commissione Europea COM (2006) 302, viene presentato il Piano d’Azione dell’UE per le Foreste (PAF), redatto dopo una lunga concertazione tra Paesi membri e servizi della Commissione europea. Il PAF rappresenta un quadro unitario d’orientamento per gli interventi forestali realizzati dagli Stati membri e dalle Istituzioni comunitarie. Esso intende valorizzare il patrimonio forestale della Comunità, mantenendo e rafforzando il ruolo multifunzionale delle foreste attraverso una gestione attiva e consapevole dei boschi per offrire materie prime rinnovabili e compatibili con l’ambiente e per sostenere, in particolare nelle aree rurali, lo sviluppo economico territoriale, l’occupazione, la fornitura di beni e servizi ai cittadini e la salvaguardia delle risorse ambientali.

Strumenti d’intervento in ambito nazionale

Il Decreto legislativo n. 227 del 18 maggio 2001 ha assunto un valore di riferimento normativo generale che riconosce la fondamentale necessità di legare la politica forestale da attuarsi in ambito nazionale agli impegni sottoscritti dal nostro Paese in sede comunitaria ed internazionale, riconducibili in particolare al concetto di GFS.

Sulla base di quanto previsto dall’art. 3 del D.lgs n. 227/01, sono state predisposte le “Linee Guida in materia forestale” (Decreto Ministeriale 16 giugno 2005), in cui vengono definite, a supporto delle Regioni e Province Autonome, le linee di tutela, conservazione, valorizzazione e sviluppo del settore forestale, tenendo conto di tutte le componenti ecologiche, sociali ed economiche e nel rispetto degli impegni internazionali sottoscritti dal nostro Paese.

Il Programma Quadro per il Settore Forestale (PQSF), redatto in ottemperanza alla Legge n. 296/2006 individua quattro obiettivi prioritari da raggiungere nell’arco di 10 anni (2009-2019), tra cui:

  • la tutela del territorio e dell’ambiente attraverso il mantenimento e il miglioramento della funzione protettiva delle formazioni forestali;
  • la massimizzazione della capacità fissativa del carbonio;
  • la preservazione dell’integrità e della salute degli ecosistemi forestali;
  • la tutela della biodiversità e della diversità paesaggistica.

Anche dopo la revisione dovuta all’Health Check, il PSN, strumento di indirizzo dalla riforma della PAC europea, ed i PSR derivanti, prevedono un’attenzione particolare alla componente ed alle misure forestali finanziabili. A conferma il fatto che due documenti tematici di supporto tecnico alla prima stesura del PSN riguardano in effetti le foreste: “Foreste e cambiamenti climatici”, “Biodiversità e paesaggio”.

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha emanato il DM 21 gennaio 2010 “Criteri minimi concernenti le buone pratiche forestali” ai fini dell’applicazione della misura “pagamenti silvo-ambientali”; tali pagamenti sono concessi per ettaro di superficie forestale ai beneficiari che assumono impegni silvoambientali che vadano oltre i requisiti obbligatori. Il sostegno silvo-ambientale è destinato a compensare impegni volontari per il miglioramento della biodiversità, il contenimento dei cambiamenti climatici, la conservazione degli ecosistemi forestali di grande pregio, il consolidamento della funzione protettiva e produttiva delle foreste in relazione all’erosione del suolo, all’assetto idrogeologico, alla qualità delle acque e alle calamità naturali.

* Delegato del Governatore alla “Tutela della Biodiversità”


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