LOTTA ALLA DISLESSIA E AI DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO di Maurizio Arena *

Il Service Nazionale, del quale il Governatore mi ha dato l’onere e l’onore di essere responsabile Distrettuale, è un tema che pur se poco conosciuto ha un grande impatto sociale.

La stima epidemiologica del disturbo indica, secondo i dati della letteratura, una prevalenza del 4% tra la 3a e la 5a classe primaria e la 3a classe della secondaria di primo grado.

Questo range può dipendere dall’età in cui viene effettuata la diagnosi e dal tipo di strumenti utilizzati per la diagnosi.

Popolazione scolastica di riferimento: Italia 2.819.193 alunni di cui 112.000 dislessici – Sicilia 265.408alunni  di cui 10.000 dislessici.

Basta la lettura di questi dati per fare comprendere come il disturbo non sia di secondaria importanza, per diffusione e coinvolgimento di famiglie e figure professionali preposte alla crescita pedagogico didattico educativa di questi giovani sfortunati.

Purtroppo è frequente che le difficoltà specifiche di apprendimento non vengano individuate precocemente e il bambino è costretto così a vivere una serie di insuccessi a catena, senza che se ne riesca a comprendere il motivo e che finiscono con il coinvolgere  i compagni, i docenti e le famiglie.

Per meglio comprendere questo aspetto, è utile soffermarci brevemente  sul vissuto del dislessico,  della famiglia, del contesto extrafamiliare.

Il dislessico riceve continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”; “Impegnati di più!”; “hai bisogno di esercitarti molto”…), e si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte.

Si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei.

Ritiene di non essere all’altezza dei compagni e che questi non lo considerino membro del loro gruppo a meno che non vengano messi in atto comportamenti particolari (ad esempio quello di fare il buffone di classe).

Inizia a maturare un forte senso di colpa; si sente responsabile delle proprie difficoltà ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui: né gli insegnanti né i genitori.

Non di rado si sente dire ai genitori rispetto alla difficoltà del figlio: “Non me lo aspettavo…mi è sempre sembrato un bambino intelligente.

Si sottopongono i figli ad estenuanti esercizi di recupero pomeridiano, si elargiscono punizioni (niente più sport, niente più play station…), si arriva anche a far cambiare scuola al figlio (“ quelle insegnanti non hanno capito nulla, meglio cambiare aria”).

Nonostante si parli molto di questi problemi, purtroppo c’è ancora scarsa conoscenza e non sempre la diagnosi giunge in tempi accettabili, cosicché sia il bambino che la famiglia e gli educatori,  vivono esperienze frustranti, generatrici di ansia e di un clima affettivo non certamente favorevole.

L’anomalia tutta italiana del problema, distante anni luce da come esso è affrontato a livello europeo, è legata al fatto che la conoscenza del fenomeno dislessia è stata a lungo limitata ad una ristretta cerchia di specialisti, e la  consapevolezza della portata del disaggio è assente dal bagaglio culturale medio delle persone che svolgono professioni intellettuali.

Questo vale specialmente nella scuola, non solo primaria, dove il disaggio si appalesa, ma anche in quella secondaria dove si perpetua.

Scuola che è il teatro di tutti i drammi e le sofferenze generate dal disturbo.

Da un attento esame della situazione traspare una discrepanza di informazione e di collegamento a livello scolastico, istituzionale e socio sanitario.

La discrepanza di informazione è legata alla difficoltà di inquadrare la dislessia ed i disturbi specifici dell’apprendimento in ambito scolastico, dove i docenti non sempre riescono tempestivamente a collocare il disaggio, amputandolo il più spesso a vaghe problematiche comportamentali, affidandoli così intempestivamente agli insegnanti di sostegno, con il rischio di aggravare ulteriormente la già difficile ed articolata problematica.

Quando poi il problema si appalesa ed il dubbio insorge, il collegamento con le strutture socio sanitarie del territorio, le famiglie e la scuola, viene ad essere complicato da iter burocratici farraginosi, incomprensioni, scarsa collaborazione ed integrazione tra i soggetti che ruotano attorno al dislessico, che finisce col rimanere vittima del suo disaggio e di quello degli operatori che dovrebbero occuparsi di lui.

Su questa discrepanza d’informazione e collegamento i Lions possono agire a diversi livelli.

Possono certamente fare informazione, evitando però di farla a noi stessi e cercando di portare le realtà dei clubs nei contesti sociali, dovrebbero certamente evitare di fare formazione, poiché al di là delle implicite difficoltà strutturali  ed organizzative esula dalle nostre competenze, devono principalmente fare attività di servizio, possibilmente svolgendola in un contesto di rete e collegamento.

Ad oggi diversi club hanno sviluppato il service con conferenze di presentazione aperte al pubblico con significativo coinvolgimento dei soci.

Nel territorio diversi, ma purtroppo non tutti, responsabili di circoscrizione sono particolarmente attivi e sensibili al service.

Il Service dovrebbe essere infatti uno strumento strategico di divulgazione e di disponibilità, capace di portare fuori dai nostri confini lionistici l’idea del servizio, cui spetta a noi Lions il compito primario di farlo, possibilmente, insieme.

Nel tentativo di dare al Service un taglio Distrettuale che possa rispondere ai requisiti su menzionati della divulgazione e della informazione, è sembrato utile focalizzare l’attenzione sulla suddetta discrepanza d’informazione e di collegamento.

Per la buona riuscita del progetto sarebbe auspicabile che ogni club Lions adottasse una scuola elementare, la informasse del problema attraverso una conferenza all’interno della stessa scuola, che potrebbe tenere uno specialista individuato dal club, distribuisse i questionari ai referenti specifici del problema, quindi non a tutta la scuola ma solo alle classi, ai docenti ed alle famiglie coinvolte.

Sono stati per questo approntati dei questionari a risposte multiple indirizzate alle famiglie, ai docenti di sostegno, ai docenti ordinari (perché il dislessico è inserito in una classe normale), ai referenti socio sanitari istituzionali ed alle associazioni di categoria che si occupano di dislessia e disturbi specifici dell’apprendimento.

Le domande dei questionari sono articolate in maniera tale da potere cogliere le difficoltà e le esigenze dei singoli referenti.

Per la buona riuscita del progetto sarebbe auspicabile che ogni club Lions adottasse una scuola elementare, la informasse del problema attraverso una conferenza all’interno della stessa scuola, che  potrebbe tenere uno specialista individuato dal club, distribuisse i questionari ai referenti specifici del problema, quindi non a tutta la scuola ma solo alle classi, ai docenti ed alle famiglie coinvolte.

Già questo coinvolgimento, a costo zero, al di là di rappresentare una valida opportunità d’intervento sociale, è una importante occasione per i Soci ed i Presidenti di club di dare, attraverso il loro contributo, una fedele, tangibile e positiva visibilità ai lions ed al lionismo.

Una volta compilati questi questionari, verranno vidimati ed elaborati.

I dati così raccolti sarebbero statisticamente significativi, anche se riuscissero a coprire solo  un terzo delle scuole distribuite sul  territorio regionale.

Avremmo così una chiara fotografia di come il problema è visto, sofferto e affrontato o meno dai vari ambiti considerati.

Queste informazioni saranno quindi  trasferite in un supporto cartaceo e o informatico e distribuite come traccia informativa e ai referenti individuati.

Tale traccia rappresenterà un valido strumento di comunicazione atto a favorire una più centrata e mirata strategia formativa di collegamento.

La presentazione sarà correlata da un pieghevole di facile ed immediata lettura che  contenga rapide ma precise informazioni sulla dislessia e nel contempo  fornisca indicazioni ed orientamento per  gli insegnanti e le famiglie.

* Delegato responsabile del Service Nazionale  “Lotta alla dislessia e ai disturbi specifici dell’apprendimento”

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