LA VICINA DEL PIANO DI SOTTO di Giuseppe Catanzaro

L’apparente anormalità delle cose

C’è stato un periodo nella mia vita in cui ho cordialmente detestato l’intera categoria dei vicini di casa, non pensando che tutti, in realtà, vi apparteniamo.

Tutta colpa della Signora Scordato, la nostra vicina del piano di sotto, che a causa della sua insofferenza ai rumori provenienti, a suo dire, dal nostro appartamento, ci aveva messi in uno stato di soggezione tale da renderci la vita veramente difficile: impossibile dalle nove di sera in poi.

La nostra occupazione predominante era diventata quella di invitarci reciprocamente alla moderazione e –Bambini, piano, perché fra poco arriva la telefonata della Signora Scordato!– era sicuramente l’esortazione più frequente.

Ogni tanto mia moglie mi sorprendeva con una frase del tipo: -Mi raccomando, passo lento e felpato, perché la Signora Scordato è in agguato!-

Ma era uno dei rari momenti in cui riuscivamo a riderci su.

La Signora imperversava; oltre a telefonare per farci le sue rimostranze, aveva preso l’abitudine, in alternativa, di bussare con un bastone sul soffitto di casa sua, cosa quest’ultima che ci mortificava ancora di più.

Quando un paio di anni prima la nostra vicina, con fare molto diplomatico, ci aveva consigliato di trasferirci subito in campagna perché l’aria della primavera ormai inoltrata avrebbe fatto bene ai bambini, noi non avevamo pensato che dietro quell’invito si nascondesse un secondo fine, ma che esso fosse solo un interessamento benevolo verso i nostri figli con i quali si era sempre comportata affettuosamente.

E, ad onor del vero, devo dire che sempre i modi della nostra vicina sono stati gentili: anche quando prese l’abitudine di bussare al soffitto con il bastone, furono tocchi cadenzati e discreti…

Così per un po’ di tempo la nostra casa, volendo noi essere all’altezza della cortesia della nostra vicina, ogni sera, da un certo orario in poi, si era trasformata in una specie di santuario dove io, mia moglie e i nostri due bambini, i devoti, avevamo raggiunto un invidiabile controllo dei nostri movimenti e del nostro tono di voce.

In quel periodo le lamentele della Signora Scordato non erano cessate del tutto, come ci saremmo aspettati in virtù del nostro vivere monastico, ma erano di gran lunga diminuite, tanto da farci vivere in pace con la nostra coscienza.

Poi la nascita del nostro terzo figlio aveva di colpo interrotto il breve periodo di armistizio. La Signora Scordato aveva di nuovo cominciato il suo intenso lavoro ai fianchi fino a che, in coincidenza con il primo compleanno del nostro terzogenito, quando cioè il piccolo aveva cominciato a camminare diventando padrone della casa, l’insofferenza della nostra vicina aveva raggiunto il suo picco più alto.

Essa si manifestò in modo imprevedibile: finirono totalmente le telefonate e i colpi di bastone sul soffitto e incominciò una specie di crociata della Signora volta a convertire alla sua causa gli altri inquilini del palazzo.

Per prima arrivò la telefonata del Dottor Rinaldi, anch’egli abitante al piano di sotto ma in posizione piuttosto defilata rispetto alla nostra zona di influenza. Mai il Dottor Rinaldi aveva accennato a fastidi causati dalla nostra vicinanza.

Poi fu il portiere che con un evidente imbarazzo ci fece sapere che alcuni condomini si erano lamentati per i rumori provenienti dal nostro appartamento e che in particolare la Signora Scordato gli aveva domandato se noi avessimo l’abitudine di cambiare frequentemente di posto i mobili di casa.

Anche il portiere era rimasto un po’ stupito sapendo che, nonostante le monellerie dell’ultimo arrivato, la nostra era sostanzialmente una famiglia normale.

E infine dovemmo convincerci di quanto efficace fosse la campagna propagandistica messa in atto dalla Signora quando anche il Dottor Rinella, notoriamente sordo da ambedue gli orecchi e abitante cinque piani sotto di noi, ci rimproverò un giorno di non aver potuto dormire a causa del nostro tumultuare.

Le tentammo tutte: ci muovevamo in casa con la stessa circospezione dei marines nelle boscaglie del Vietnam, invece di parlare bisbigliavamo e al piccolo che non ne voleva sapere niente di vivere così, cominciammo a dare la camomilla fin dalle cinque del pomeriggio.

Ma i risultati furono scadenti: ci dissero che di sotto si continuavano a sentire scalpiccii e botti insopportabili.

Ebbene, eravamo al punto che, per somma disperazione, avevamo cominciato a leggere il libro “L’arte della levitazione”, quando la Signora Scordato cominciò a sentire rumori anche quando noi eravamo fuori di casa.

Ci convincemmo perciò che il fenomeno poteva avere due sole spiegazioni: o nel nostro appartamento c’erano i fantasmi oppure i veri fantasmi abitavano nella mente della Signora Scordato.

Propendemmo per la seconda ipotesi e questo semplice fatto ci restituì un poco di serenità.

Niente, però, rispetto all’enorme senso di sollievo che provammo quando, poco tempo dopo, il portiere ci comunicò che la nostra vicina aveva deciso di cambiare casa. Da allora, ogni anno, noi festeggiamo quel giorno come l’anniversario della “liberazione”.



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