A TESTA ALTA di Ermanno Bocchini *

Una opinione, sicuramente degna di rispetto, tende a minimizzare la nuova Missione della nostra Associazione  e, quindi, facendo applicazione dell’antica massima “quaeta non movere” gradirebbe tenere l’Associazione in una dolce contemplazione del tempo andato. In ogni caso – si osserva – il fatto che sul nostro distintivo sia scritto “Liberty” e che tra gli scopi statutari vi sia la “Buona Cittadinanza”, in concreto non significa niente.

Perché? Perché – si dice – la libertà da noi c’è e, quindi, che senso ha porci il problema. Parimenti ognuno di noi ha uno status di cittadino e, quindi, che senso ha preoccuparsi degli apolidi?

Mi sforzerò di chiarire che entrambi questi argomenti sono out of date.

Qual è la nostra libertà? Cominciamo con la libertà del “voto”. La crisi della democrazia  rappresentativa è sotto gli occhi di tutti.

La democrazia è un metodo non un contenuto. Se la democrazia fosse un contenuto dovremmo dire che Napoli non è una città democratica: la “democrazia dei rifiuti” che senso ha?

E quello democratico si ritiene il migliore metodo, perché affida la scelta degli uomini che debbono governare agli stessi governati: si ritiene, infatti, che solo un folle sceglierebbe un rappresentante che gli ruba il portafoglio, gli sporca le strade, gli inquina l’atmosfera e così via.

Ma siamo, poi, liberi nel votare? Chi? Se la natura elettiva della delega non è garanzia di socialità del risultato dell’azione pubblica vuol dire che esiste un problema di cattivo funzionamento della libertà del voto e della democrazia rappresentativa, che l’apatia  consumistica può nascondere, ma non sconfiggere.

E, allora, il problema delle nostre libertà democratiche esiste e noi abbiamo il dovere di difenderle oggi più di ieri. Oggi che la restrizione del nostro potere decisionale come cittadini non viene da una dittatura, ma dagli stessi partiti democratici che non ti chiedono di scegliere neanche chi votare. E, poi, dal mercato e, poi, ancora più giù dal costume stesso, dall’apatia e, in ultima analisi, da noi stessi.

E veniamo alla buona cittadinanza. Abbiamo lo status di cittadini italiani. Ma il Presidente della Repubblica ci ricorda che i cittadini debbono “partecipare” al buon governo perché la”buona cittadinanza” fa il “buon governo” e non viceversa.

E, allora, caro Lion, non significa niente avere lo status di cittadino. Come la democrazia e la libertà sono metodi così la cittadinanza non è solo uno status. La buona cittadinanza comporta una pratica sociale e la nostra Costituzione chiede a tutti il dovere di esercitarla,  prendendo attivo interesse al bene civico. Ma che faccio – parlo della Costituzione – e copio il nostro Statuto internazionale e la nostra “Carta della cittadinanza umanitaria”.

Ora hai capito, quello che voglio dire.

Scopriamo, insieme, come è bella e grande e necessaria la nostra Associazione per le libertà e per la democrazia se ci da un distintivo sul petto con la L di Liberty ed ci da uno Statuto con il dovere di buona “cittadinanza”. Essa  ci fa capire che abbiamo un solo modo di onorare il nostro glorioso passato di italiani e di Lions difendendo la nostra libertà, realizzando una attiva democrazia partecipativa a Nord come al Sud.

Le istituzioni rappresentative democratiche possono, allora, trovare nuova linfa, nuovo slancio se saranno  più “partecipate”.

I giovani ci osservano. Se vogliamo andare “a testa alta” (è il titolo dell’ultimo romanzo di un autore del quale non ricordo il nome: se trovi l’autore scrivimi: ebocchini@studiolegalebocchini.191.it) perché i nostri giovani, così, ci sognano. Facciamo che la nostra Missione diventi realtà.

L’appello del grande Sacerdote Siciliano, Don Sturzo, “Ai liberi e forti” sembra più attuale che mai. Se i Lions saranno forti essi saranno liberi e potranno fare sentire la loro voce in un paese e in un mondo che sta perdendo il senso vero della libertà e, forse, della stessa umanità.

 

*Direttore Internazionale 2007-2009 e Rappresentante del Lions ClubsInternationalpresso il Consiglio d’Europa


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